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Il volo di Gabriele PDF Stampa E-mail

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E’ Marina Marfoglia che comincia con una premessa su Gabriele Rossi: “Dopo anni e anni di concorsi nazionali organizzati dalla FID – Federazione Italiana Danza – (è da ricordare che la Marfoglia è il responsabile artistico) e incontrato tanti talenti, molti persi strada facendo, cosa che ci dispiace quando vediamo che hanno le gambe giuste per fare questo mestiere, è una grande soddisfazione quando si prende per mano un artista come Gabriele e, soprattutto, che prende il volo.

Il volo nel vero senso del temine perché sembra che voli quando danza! La cosa che più ci ha più colpito è che lui sta vincendo anche altri concorsi, non solo quelli organizzati da noi… un po’ ci rode ma è un grande piacere per lui che arricchisce il suo curric e che sia partito con noi… lo abbiamo visto crescere in tutti i sensi. Gabriele mi sta dando tante soddisfazioni!” Gabriele Rossi è nato ad Alatri – Frosinone – diciannove anni fa è da quando ne aveva undici si è catapultato nel mondo della danza. Marina prosegue: “…Lui anelava partecipare al concorso che si svolge a Chianciano in un teatro che ha un palco bellissimo… le luci… un’atmosfera coinvolgente e l’adrenalina di tutti a mille. Quando è arrivato il momento che il concorso era pronto a partire, lui, dal suo canto era pronto a misurarsi con altre persone provenienti da altre regioni e questa cosa a lui gli dava la carica giusta per affrontare al meglio la situazione. E ora? Lo scorso ha vinto tutto quello che c’era da vincere. La rivelazione dell’anno, la futura stella della danza. E’ da dire che anche al Michelangelo è arrivato primo con un balletto coreografato da lui; non lo si dovrebbe dire però! In effetti è risaputo che nella sua Family Dance, Gabriele, ha già collaborato col suo maestro.” La parola passa a Gabriele che è stato lì ad ascoltare Marina Marfoglia come se si stesse parlando di un’altra persona e non di lui! Gli chiedo se si dovesse definire, come si definirebbe? Lui, senza avere un attimo di esitazione: “Libero!”. Provocandolo gli faccio notare che libero è troppo vago come termine. Quindi, gli chiedo di approfondire. Lui cerca di giustificare la sua risposta sintetica: “Insomma, entrare quando sei piccolo e quindi, non si è ancora contaminato… senza sovrastrutture che invece quando si è grande potrebbero influenzare e condizionarti; soprattutto in un mondo come quello della danza. E’ un po’ la chiave del proprio futuro; poi, soprattutto, se si ha un insegnante che ti indirizza nella parte giusta senza plagiare il tuo istinto. Riccardo Romano che è stato il mio insegnante, è lui che mi ha guidato, non solo dal punto di vista della tecnica, è stato lui che mi ha dato la formazione che sta qua, nella testa. E’ quello che ti permette di andare ovunque. Sicuramente, in quello che affronto adesso è un 100% di tecnica e un 200% di passione. E’ direttamente proporzionale all’ennesima potenza perché se non c’è la passione che ti spinge e muove tutto, si può avere diecimila anni di tecnica ma rimane tutta là, attaccata alla barra. Invece, la passione è il carburante giusto per far muovere un motore che riesce a confrontarti con gli altri e con te stesso e, quindi, metterti in gioco. E’ qui che mi sono detto che quando mi succedono delle belle opportunità forse non è solo un caso. Prima pensavo: se è successo a me… sarà un caso. Poi, invece, andando avanti un caso sono diventati due, tre, quattro… Piano piano, comunque, ho realizzato di aver trovato la strada giusta per me. Bisogna pensare poco e bisogna fare tanto; se uno fa tanto, se dai tanto ricevi tanto e poi il tempo ti consegna i risultati. Quindi, sto seguendo, soprattutto, il mio istinto che da ragazzino era del tutto irrazionale. Da piccolo, quando si inizia a fare sport, sono passato dal calcio al nuoto, dal rugby al tennis ma erano tutte discipline che non mi prendevano ma quando andavo a vedere gli spettacoli della sorellina piccola che danzava venivo letteralmente rapito, soprattutto, quando ballavano i grandi… non riuscivo a stare fermo sulla sedia; forse, perché ricevevo dalla danza quella giusta emozione. Ora cerco di trasmettere quelle stesse le emozioni danzando: è lo scalino più difficile della danza. La maturità più alta la raggiungi quando danzando riesci a non pensare più al passo, alla tecnica che comunque, bene o male, è assorbita all’interno dei muscoli. Anche i muscoli hanno una loro memoria. Di certo la cosa difficile, invece, è riuscire a poter dimostrare quanto tu hai faticato per arrivare a danzare e a far vedere quello che hai dentro. Come dicevo prima, si parte da bambino, sì comunque col cervello proiettato verso la giusta direzione ma poi si arriva al risultato che è quello di trasmettere l’emozione che ti regala la danza. L’emozione, il sentimento, la passione che il tutto si traduce in una parola: libertà. La libertà, comunque, di poter scegliere di fare quello che si vuole con l’obiettivo di trasmettere qualcosa con la semplicità di un movimento. La danza è una disciplina nel vero senso della parola con le sue regole e la sua rigidezza ma alla base c’è passione: un sentimento fondamentale per riuscire a trasmettere una emozione. E’ una cosa che ho capito anno dopo anno frequentando la scuola di Riccardo Romano. E’ stata una vera e propria formazione che piano piano, danzando, ho sono cresciuto dentro e fuori.” Marina Marfoglia interviene: “…è stato un crescendo, è cresciuto ed ha capito finalmente cosa vuole per se stesso. Da un concorso all’altro, ridendo e scherzando ma, soprattutto, faticando lui arriverà ad una carriera vera e propria e certo che non tutti ci arrivano, ce ne sono tanti che sono dotati ma non hanno il cervello poi per mettere in pratica il sacrificio che ci vuole perché questo diventi poi una carriera, un lavoro, un mestiere. Riprende Gabriele a parlare: “…Certo, la parte preponderante della formazione del ballerino avviene quando insomma devi affrontare quella sbarra che è la più faticosa da superare; insomma, una volta iniziato il duello con lei vai avanti e man mano si arriva ad un punto in cui non diventa un dover fare lezione o un dovere fare danza ma scatta il bisogno di dover fare danza…Si arriva al punto che se non lo fai, stai male. Un po’ come una droga. Insomma, tu dai spazio ad una libertà tua che comunque se non balli te ne privi e quindi soffri.” Marina sottolinea: “Lui è riuscito a far danzare alcune allieve della Family Dance che hanno superato la trentina che danzano il contemporaneo, loro che facevano solo il funky il jazz grazie agli insegnamenti che Gabriele ha avuto al Teatro dell’Opera. E’ stato al Teatro dell’Opera per un anno e mezzo ed ha fatto tesoro di questo bagaglio e già lo sta passando alle sue colleghe più grandi; quindi, secondo me lui ha anche il pallino della coreografia e non è da tutti e lo maturerà sicuramente. La grande soddisfazione è la borsa di studio che ha vinto, quella di Rieti al Danza Festival 2007 è stato il riscatto morale. Ha rischiato e la vittoria di questo concorso è stato il riscatto su quelle persone che non credevano in lui. Per non parlare dell’esperienza a New York per due mesi di grande formazione. Era un sogno che si è realizzato ed alla fine grazie a questa borsa di studio l’occasione è arrivata. Quando lui danza vedo che è se te stesso. Viene fuori e, quando tu gli hai fatto la domanda cosa pensi di trasmettere vedendoti dal di fuori, te lo dico perché l’ho visto: lui riesce a comunicare tutto quello che ha dentro e questo non è da tutti. Ora ha tante proposte, ma quale sarà la migliore per lui?

di Lorenzo De Feo e Antonio Lupi

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 09 maggio 2008 )
 
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